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Temporary shop e marketing

Temporary shop e marketing

30 ott 2014

Dai mancano appena 4 giorni, 6 ore, 14 minuti e 5 secondi …

Sarà questo uno dei tormentoni che gli affezionati dello shopping (senza cadere in manie compulsive) adotteranno o stanno già adottando. Non più il “caro/cara dai andiamo al Centro  …“.

I temporary Store (specialmente quelli delle grandi marche come Prada, Benetton e Nike sono la nuova strada percorribile per abbattre qualche costo.

Negozi che compaiono all’improvviso cosi come velocemente si dissolvono, arricchiti di eventi e formule di comunicazione innovative, efficaci per testare in modo concreto la vendita dei prodotti, sondare nuovi mercati, misurare il gradimento del consumatore, lanciare un nuovo articolo.

E’ la risposta che il marketing prova a dare nell’affrontare la crisi internazionale visto che questi negozi enfatizzano i marchi, diffondono notorietà, generano guadagni diretti dalle vendite e ottimizzano i costi di gestione. Temporary shop come idea innovativa, di grande impatto e con interessanti prospettive di crescita per il prossimo futuro.

I dati che circolano assegnano al settore Moda e design la quota più elevata con circa il 60% delle iniziative di temporary shop. Ma altri settori si affacciano andandosia contendere un altro 30%:  il food (10%), gioielli (8%) e auto (7%)

Un’attività che richiede superfici medie pari a 40-60 mq (il 50% degli shop), 80-100 mq per il 40% e per le superfici maggiori, superiori ai 150 mq, sono circa il 10% di queste nuove forme ad avvalersene. E ripensando all’incipit “dai mancano 4 giorni, 6 ore, 14 minuti e 5 secondi” la durata media di permanenza del negozio è di circa 30 giorni

Nati alcuni anni fa in Gran Bretagna, dal 2005 hanno iniziato progressivamente a diffondersi anche in Italia, soprattutto in alcune grandi città come Milano, Roma, Torino, Firenze e Napoli. Utilizzo dominante quello della campagna autopromozionale: gli esperti di marketing evidenziano come la campagna si autofinanzi attraverso la vendita dei prodotti stessi, consentendo così di rispondere e reagire a strette sul budget di comunicazione.

E come tutte le nuove forme di vendita al dettaglio fioriscono agenzie che si propongono per fornire assistenza, consulenza e supporto in tutte le fasi di allestimento, organizzazione e gestione del negozio. La catenza del valore di questi servizi va dalla consulenza all’ideazione e progettazione del tipo di temporary shop più adatto, dalla ricerca e selezione delle migliori location disponibili sul territorio, all’allestimento e arredamento dei locali del negozio temporaneo. Ivi compreso  l’ideazione e la realizzazione della campagna pubblicitaria per la promozione dell’evento. Insomma una stra

Attraverso l’allestimento a rotazione di questo genere di eventi temporanei, le location collocate nei punti più strategici delle principali città italiane possono essere fonte di interessanti e continui guadagni.

Ma i costi di avvio di queste nuove forme di vendita? Per l’avvio di un’agenzia che tratta la catenza del valore prima descritta il capitale necessario è modesto cosi come i costi di gestione se l’attività viene esercitata su dimensioni medio-piccole. Per chi offre servizi di qualità ed ha spiccate abilità relazionali per l’acquisizione della clientela (marketing e CRM a go-go) , le prospettive di guadagno sono molto interessanti. Attualmente si tratta di un’attività che può essere svolta in modo redditizio da soggetti che operano già sul mercato in settori affini e che, offrendo il servizio di organizzazione di temporary shop, possono diversificare la propria offerta. Si tratta ad esempio di agenzie di comunicazione e agenzie pubblicitarie, imprese che organizzano eventi, studi di architettura, ecc.

Ma oltre alla nuove forme di marketing il settore temporary può essere conveniente e redditizio soprattutto se se si è proprietari o si dispone direttamente del locale.

Certo ne risentirà e verrà stravolto quel tessuto sociale che faceva del negozietto di zona il punto di riferimento per i residenti che già soffre delle diverse fore di aggregazione commerciale.

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