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Ponti e non muri, tu non sei il mio nemico

Ponti e non muri, tu non sei il mio nemico

19 nov 2014

Basta fare un piccolo tour in rete per scoprire l’odio che si nasconde dietro diversi post. Un odio che non è solo odio di classe , ma che spesso è farcito di ignoranza, superficialità, pressapochismo, pretesa di essere avanguardia.

E’ un virus subdolo che spesso si maschera e non si palesa direttamente a chi ne è portatore. La sfida è costruire ponti che permettano vedere gli altri con uno sguardo nuovo, linguaggi da percorrere contribuendo all’abbattimento di muri, ostacoli, sospetti e diffidenze.

Ci prova per il secondo anno il Laboratorio di comunicazione dell’Università Europea di Roma, creato e diretto dal giornalista Carlo Climati. “Non sei un nemico!” è il motto, l’idea di base del Laboratorio, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani ad una nuova forma di comunicazione, che non veda nell’altro un nemico e che sia basata sul dialogo e su una serena accoglienza dell’altro.

Come superare toni esasperati e aggressivi che il linguaggio della comunicazione sempre più spesso adotta? E questo indipendentemente dai diversi media utilizzati: carta stampata,  social network, musica, radio, televisione al dialogo nella vita quotidiana.

La carica dirompente che internet mette a disposizione “spingere un tasto del computer per entrare in contatto, via internet, con persone che abitano a migliaia di chilometri di distanza” non viene utilizzata per stabilire relazioni vere e costruttive.

Climati ritiene che “questo accade perché i rapporti umani diventano sempre di più rapporti mediati. Ovvero: relazioni indirette e limitate nelle emozioni, in quanto filtrate attraverso alcuni strumenti: il computer, il telefonino, il messaggino, la chat, il social network“.

Questa assenza di contatto diretto è acuita dal mutare di alcune condizioni che in precedenza esistevano. Chi non ricorda l’antica tradizione del cortile, dove i ragazzi si riunivano per respirare all’aria aperta e immergersi in giochi di gruppo, festosi e creativi. Anche se questi giochi erano improntati alla supremazia dell’uno sull’altro ci si abituava ad avere delle regole e a rispettare il prossimo. Ridendo e scherzando, si scopriva l’importanza delle persone.
Oggi ci ricorda Carlo Climati la predominanza è delle piazze virtuali che hanno preso il posto dei cortili di una volta. In questo modo, alcuni giovani sono in difficoltà nel costruire le loro relazioni. Quello che viene meno è la domanda “con chi sto comunicando? Che cosa sto comunicando? Qual è la qualità della mia comunicazione?“.

Le relazioni mediate nelle piazze virtuali contribuiscono a perdere il contatto con le persone vere e disabituarsi al dialogo concreto con il mondo che ci circonda.
Certi “salotti virtuali” si basano su una grande contraddizione. Danno l’illusione dell’onnipotenza, perché consentono di entrare in contatto con tanta gente lontana attraverso un semplice click con il mouse del computer. Riscoprire la bellezza dei rapporti umani autentici è una sfida che adulti e ragazzi devono raccogliere.

Il laboratorio di comunicazione fa parte delle attività di responsabilità sociale proposte agli studenti dell’Università Europea di Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti anche i giovani ad una crescita personale e ad uno spirito di servizio per gli altri.

Comunicare senza ascoltare? Non risulta efficace e tre elementi – se conosciuti e applicati – possono consentire di rendere più fluido, senza rumori di fondo, il processo di comunicazione:

  • evitare errori molto comuni che contribuiscono a formare delle “barriere” nella comunicazione che portano a quelle facili incomprensioni di cui ognuno di noi ha esperienza;
  • diventare più sensibili e attenti al vissuto emotivo che accompagna ogni comunicazione e si esprime attraverso il linguaggio paraverbale e non verbale, consentendoci di andare oltre ciò che viene espresso con le parole;
  • padroneggiare la tecnica del rispecchiamento empatico che ci consente di comunicare all’altro la nostra presenza nella relazione e gli darà la netta sensazione di essere ascoltato e compreso.

La sfida è quella di rovesciare il paradigma per il quale troviamo in quantità industriale, una bulimia, esempi di gente che esercita la violenza, che addita il nemico, che accende liti atroci, che usa sarcasmo ed incute paura, che dimostra di non ascoltare piuttosto che esempi di gente che si riconcilia, che sa gestire i conflitti (i ponti si costruiscono non si bombardano), che dimostra sensibilità ai bisogni altrui, che si esprime in modo autentico.

Ecco forse così potremo ridare alla comunicazione quel potere formidabile di creare relazioni basate su valori condivisi e lealtà nei comportamenti, lealtà e coerenza.

 

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