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Facebook cambia algoritmo

Facebook cambia algoritmo

14 gen 2018

Un attento e interessante post pubblicato su ninjamarketing a firma di Lara Martino ( → l’originale è qui) ci parla del nuovo algoritmo di Facebook, illustrandocene i cambiamenti. Il via è preso da un post di Mark Zuckerberg dove si annuncia la scelta di privilegiare i contenuti personali (amici e famiglia) a discapito di quelli delle pagine pubbliche (notizie e video).

Vediamo cosa ci dice la giornalista e qualche mio commento a latere.

Un post di Mark Zuckerberg, come spesso accade negli ultimi tempi, ha annunciato un importante cambiamento in casa Facebook. La preoccupazione del ceo del più frequentato social network del mondo questa volta è il tempo dei suoi utenti. È per questo che ha pensato di modificare l’algoritmo che fa comparire le notizie nelle nostre bacheche: privilegerà quelli di amici e parenti, penalizzando quelli di marchi, aziende, media. Secondo Zuckerberg l’effetto che hanno questi soggetti sulla nostra vita social è quello di ridurre lo spazio per i nostri momenti personali e per i contatti con i quali vogliamo intrattenere una relazione.

Vero, come non potrebbe esserlo. Così come è vero che si può sempre optare per evitare like a go-go, così come sarebbe opportuno individuare meccanismi di adesione ai gruppi che siano meno “truffaldini”.

Le interazioni ci fanno stare meglio

Per sottolineare la validità scientifica della sua scelta, Zuckerberg ha citato una ricerca: «Usare i social media per connetterci con le persone alle quali teniamo può essere positivo per il nostro benessere. Possiamo sentirci più uniti e meno soli e questo risulta in correlazione sul lungo termine con il grado di felicità e di salute. Dall’altro lato, leggere passivamente o guardare video, anche se sono di intrattenimento o informativi, può non essere così positivo», ha scritto il numero uno di Facebook.Cosa accadrà ai contenuti delle pagine pubbliche. L’obiettivo dichiarato del nuovo corso sarà quello di aiutare gli utenti ad aumentare le interazioni sociali piuttosto che a fornire loro contenuti interessanti. In altre parole, vedremo sulle nostre bacheche maggiormente i post dei nostri amici e meno quelli di pagine pubbliche.

Alle persone alle quali teniamo di più sarebbe meglio dedicare più tempo fisico che virtuale, così come Facebook dovrebbe svolgere un ruolo più educativo fornendo indicazioni utili su come riconoscere la vita reale e quella virtuale, su come non prendere i like come il verbo e farli assurgere a indice di successo.

Nella newsroom di Facebook viene precisato che il nuovo algoritmo consentirà di prevedere su quali contenuti ci sarà maggiore interazione. Come da Palo Alto sottolineano, questo significherà una diminuzione della reach, del tempo di visione dei video e in generale del traffico referral per le pagine pubbliche. Agli utenti sarà comunque lasciata la possibilità di impostare come prioritaria la visione dei contenuti delle proprie pagine preferite.

La lotta all’engagement-bait

Facebook arriva a suggerire anche una possibile via d’uscita per le aziende e per i media. Siccome ad essere privilegiati saranno i contenuti che generano maggiore interazione, viene consigliato di preferire i video live e i contenuti che suscitano discussione tra gli utenti. Lotta dura, invece, sarà condotta nei confronti di quei profili che praticano il cosiddetto engagement-bait che troppo a lungo, secondo il social network, ha sfruttato a suo vantaggio l’algoritmo studiato in California.

Ottimo e abbondante. Magari ci si riuscisse a stroncare la pratica urlata, del “guarda cosa è successo a tizio e caio”, “vergogniiiia!!! condividi1!” e ammenicoli vari

I rischi del nuovo algoritmo

Il cambiamento previsto potrebbe comunque avere anche qualche conseguenza negativa. Secondo quanto scritto da Mike Isaac sul New York Times, il rischio è che privilegiare i contenuti di amici e parenti potrebbe portare nelle bacheche sempre lo stesso genere di contenuti, in linea con le proprie idee. Questo significa non esporre gli utenti a posizioni di segno opposto e dare minori possibilità di individuare eventuali notizie false o semplicemente far riflettere in maniera critica.

Potrebbe avere un fondo di verità, questa osservazione di Mike Isaac. Peccato che spesso è come essere all’interno di una più banale esasperazione delle tecniche ideologgizzanti. Lo schema da seguire è “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (J.Goebbels). E allora serve anche un qualche aiuto che consente di mettere in secondo piano petulanti, imbonitori, guitti. Per esempio una tecnica di psicologia suggerisce di smascherare i buggiardi (scritto con due g rende meglio) facendo loro raccontare la storia in ordine inverso. Uno studio dell’Università di Vrij (Vrij, A. /2000/ Detecting Lies and Deceit: The Psychology of Lying and Implications for Professional Practice. Chichester: John Wiley & Sons.) evidenzia come le persone che mentono abbiano l’abitudine di sciorinare le loro storie concentrandosi su una narrazione strettamente in ordine cronologico. In questo modo aumentano l’essere coerenti e non cadere in contraddizioni. Provate a chiedergli di compire uno sforzo cognitivo variando l’ordine del loro racconto e iniziando dai fatti più recenti per poi risalire indietro nel tempo. Li metterete in seria difficoltà, i bugiardi.

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